Il
21 Ottobre 2006, dalle 9.00 alle 20.00, è
stata aperta la Prima Mostra Fotografica su
Colle Fiorito.
Si è tenuta in un luogo storico per la
cittadina: il terreno della prima famiglia –
la famiglia Sinceri - che nel 1938 si insediò
a Colle Fiorito e che negli anni Quaranta aprì
la prima attività commerciale (una delle
poche ancora presenti nella zona “storica” del
paese: un vero e proprio “centro d’aggregazione”
che è stato essenziale per la riuscita
della mostra).
La famiglia Sinceri – che comprò
questo terreno nel 1890 – ha collaborato insieme
a noi all’allestimento della giornata sulla
storia della cittadina.
Ha offerto piccoli pranzi e caffè, ha
riempito il tavolo del rinfresco con i prodotti
del negozio, ha chiamato conoscenti e ha invitato
clienti a guardare le foto.
La partecipazione delle persone è stata
una caratteristica centrale di questa giornata
che, verso sera, è diventata una festa
in cui parlare insieme, per la prima volta,
del proprio paese: dal passato si è discusso
del presente e da questo di nuovo si è
approdati al passato.
I visitatori della mostra sono
stati circa 400.
Per il grande successo si è pensato di
tenerla aperta tutta la settimana successiva
e, durante questo periodo, si sono raccolte
altre foto e storie che ancora ci vengono a
cercare: si è acceso quel “meccanismo”
che si sperava si innescasse.
Il piccolo lavoro svolto è il primo passo
di un percorso più grande, che si vuole
continuare.
LE FOTO PRINCIPALI DELLA MOSTRA
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Fino agli anni Sessanta – quando inizia il processo
edilizio definito Lottizzazione – nel
territorio di Guidonia Montecelio sono presenti
importanti Tenute di ricche famiglie.
Nella Tenuta dei Cornetto nel 1948 si costruiscono,
per incrementare il guadagno del lavoro agricolo
del grano in special modo, i cosiddetti Baracconi:
dei grandi capannoni, con caratteristici “fiati”
per raccogliere aria e sole, adibiti alla essiccazione
del tabacco.
L’imprenditore Cornetto Bourlot chiama gli agricoltori
di Lecce e della zona della Ciociaria per iniziare
il lavoro della coltivazione della particolare
pianta: la maggior parte della popolazione di
Colle Fiorito, fino al 1975, trae gran parte
del proprio sostentamento da questo lavoro,
praticato, dai contadini, in molti casi, a mezzadria.
Quando arriva il tempo del trasferimento delle
piante di tabacco dentro i Baracconi lavorano
anche i bambini: essi per lo più si occupano
della cosiddetta filzatura delle piante:
“si prende un ago bello grande, ci si lega un
filo di un metro e cinquanta circa, e si fa
passare dentro la pianta che viene poi appesa
dentro i capannoni”.
A filza Cornetto da 10 Lire: si fanno circa
10-12 ore al giorno e si guadagnano 1000 Lire
con più o meno 100 filze.
4000 Lire a sera se ne guadagnano invece quando
il regista Comencini sceglie i Baracconi come
luogo in cui girare la scena del Paese dei Balocchi
nel suo film Pinocchio.
Circa 400 bambini delle scuole del territorio
vengono scelti per fare le comparse.
Gli si danno degli abiti larghi – racconta Bruno,
l’attuale presidente della Circoscrizione che
partecipò a questo che fu un gioco per
i bambini di quell’anno (1970) – e gli si dice
di mettersi sulla girandola piena di luci.
La Lollobrigida ogni sera offrì a tutti
lo zucchero filato “…e fu una bella cosa…”,
racconta Bruno.
I Baracconi sono per Colle
Fiorito la fonte di mille storie ancora in gran
parte a noi sconosciute.
Durante la mostra ne abbiamo ascoltate delle
altre e le grandi foto di essi hanno attirato
molti visitatori che le hanno guardate con commozione
e a volte con sorpresa.
In questi Capannoni negli anni Sessanta la piccola
comunità di Colle Fiorito, ancora priva
di una chiesa, celebra una serie di messe.
Si impegna per arredare il grande locale, ma
il mese di Dicembre ricorda ad ognuno che i
Baracconi non sono adatti a diventare un luogo
di preghiera: dai fiati non entra solo sole
infatti, ma anche pioggia e vento.
Arriva comunque il tempo della raccolta del
tabacco ad affermare questa inadeguatezza del
Baraccone, perché la comunità
è costretta ad uscirvi per far posto
alle piante da essiccare.
Tutto questo – insieme alla descrizione dettagliata
delle varie fasi che portarono alla costruzione
della prima chiesa, la Chiesa di San Filippo
Neri – è riportato sul diario che uno
dei promotori del lavoro di creazione della
chiesa (impegno che va dal 1959 al 1970) scrisse
passo passo l’attività: l’uomo si chiamava
Amerigo Felli.
I Baracconi furono demoliti
a metà degli anni Novanta, ad opera del
costruttore Giuseppe Bernardini, per costruire
il primo Centro Commerciale della zona: Piazza
Italia, Centro Commerciale La Triade.
Questa è un’altra foto che ha focalizzato
l’attenzione di gran parte dei visitatori della
mostra: sia per la sua bellezza, sia perché
molti di coloro che hanno partecipato alla giornata
di esposizione vi sono presenti.
È il maggio del 1959 e la comunità
di Colle Fiorito, come ogni anno (come soprattutto
accadeva nei loro paesi d’origine) prende la
corriera e, passando per Subiaco, arriva a Vallepietra:
il santuario della SS. Trinità.
Al ritorno si passa per la chiesa Madonna di
Loreto a Guidonia, chiesa nata quasi parallelamente
alla fondazione della cittadina, ad opera del
Regime Fascista.
Hanno un quadro della SS. Trinità, ma
non sanno come tenerlo bene in mostra. Prendono
così un bastone e risolvono: è
il momento della fotografia.
Le persone nella foto sono in barca nel Laghetto
di San Giovanni, nato, secondo leggenda, per
via di una bestemmia (la leggenda verrà
riportata nel libro su Colle Fiorito che a breve
verrà completato).
È un laghetto particolare perché
non ha un vero e proprio fondo. Analoga caratteristica
la presenta però anche un altro piccolo
lago – detto Il Merro – sito a pochi chilometri
da Colle Fiorito: a Sant’Angelo Romano.
Si ipotizza addirittura che i due siano collegati
sotto terra: l’ipotesi potrebbe essere valida
poiché questo nostro territorio è
costituito da una grande porzione di acqua.
Nel passato esistevano i cosiddetti Laghi
Fantasma, come per esempio il Lago dei
Tartari sul quale è stata costruita una
scuola: la peculiarità di tale tipo di
lago è la capacita di scomparire e riapparire.
L’edilizia, a partire dalla metà degli
anni Settanta, (soprattutto precedentemente
alla stipula del Piano Regolatore – anno 1976)
e gli interessi economici in generale, non hanno
tenuto conto della serie di particolarità
geologiche del territorio, ed hanno così
creato non poche difficoltà ai residenti
e prodotto danni all’ambiente.
Basti pensare al trasloco forzato al quale sono
stati obbligati alcuni degli abitanti della
circoscrizione di Villalba, per via dell’abbassamento
del livello del terreno su cui sorgevano le
loro case.
Tre gli elementi in base ai quali osservare
tale questione: l’edilizia volta al solo guadagno,
l’estrazione del Travertino, l’uso dell’acqua
solfurea – altra particolarità del sottosuolo
di Guidonia Montecelio – da parte delle Terme
di Tivoli e delle Cave adibite all’estrazione
del materiale sopra citato.
La situazione si aggrava considerando che in
questi tre settori – aggiungendone anche un
quarto costituito dalle cementerie della Buzzi
Unicem – lavora gran parte della cittadinanza.
L’abbassamento del livello dell’acqua del laghetto
di San Giovanni è solo una delle tante
prove di tali sfruttamenti ambientali degli
ultimi anni.
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